Direttore Tecnico | Mariarita Costanza

Direttore Tecnico | Mariarita Costanza

Orgogliosamente “made in South Italy”. E anche faticosamente, se bisogna dirla tutta. Per una neolaureata com’era Mariarita Costanza nel 2001, la prospettiva di fermarsi nella piccola Gravina in Puglia – cittadina del barese di 35mila abitanti – per far fruttare le competenze acquisite negli anni dell’università, poteva non essere così allettante. E in effetti, con grande onestà, la Costanza confessa che, dopo aver completato gli studi di Ingegneria Elettronica, le sue speranze (e il suo curriculum) erano indirizzate altrove, al ricco Nord. «Finché non ho accettato di affrontare una sfida diversa con il mio attuale socio e marito, Nicola Lavenuta, che mi ha proposto di creare una nostra azienda», spiega l’ingegnere pugliese. Nasce così, un po’ romanticamente e un po’ follemente forse, la MAC&NIL, società di Informatica, Elettronica e TLC, che da Gravina in Puglia ha saputo conquistare il mercato e il riconoscimento di “eccellenza italiana” nel settore tecnologico. Una storia che fa rumore, forse troppo, ma è pur vero che casi di successo come quello di MAC&NIL rimangono una rarità nel Mezzogiorno: «Qualcosa sta cambiando qui nel Sud – afferma la Costanza – Non siamo gli unici, anche se siamo in pochi». E allora parliamo di questo gioiello “made in South Italy” con l’attuale Direttore Tecnico, ma prima ancora “anima” dell’azienda: Mariarita Costanza e la sua MAC&NIL.

Ingegner Costanza, la intervistiamo in veste di Direttore Tecnico, ma anche di “anima” di MAC&NIL. Cominciamo, dunque, proprio parlando dell’azienda. Quando e come ha inizio la vostra avventura imprenditoriale?
Tutto parte dalla mia laurea in Ingegneria Elettronica con indirizzo in Telecomunicazioni, a luglio del 2001. Come accade per tanti giovani laureati qui da noi, che hanno la “cattiva abitudine” di inviare raffiche di curricula in aziende del Nord con la speranza di trovare lavoro, anche io mi sono messa a inviare cv a tutto spiano. Finché non ho accettato di affrontare una sfida diversa, con il mio attuale socio e marito (allora fidanzato), Nicola Lavenuta, che mi ha proposto di creare una nostra azienda. E così, dall’acronimo dei nostri nomi, è nata la MAC&NIL, società specializzata nell’Informatica, Elettronica e TLC. L’idea era quella di incentrare la nostra attività sul cuore della mia tesi di laurea, ovvero gli SMS, realizzando applicazioni in diversi settori (manutenzioni, scadenze, revisioni auto, etc) che utilizzassero i messaggi sul cellulare come strumento di notifica all’utente finale. Devo essere sincera: all’inizio ero un po’ scettica, e solo dopo i primi contratti ho iniziato a cambiare idea. Da allora non ci siamo più fermati.

Come si è sviluppata l’attività di MAC&NIL nel corso degli anni?
Abbiamo continuato a lavorare sugli SMS per qualche anno, passando dalle applicazioni Client, da installare sui pc dei clienti, ad una configurazione Cloud, della quale oggi si sente tanto parlare, ma che noi realizziamo già dal 2003, consentendo l’accesso ai servizi di messaggistica via web. In questo modo, nel corso degli anni abbiamo intercettato un’importante (direi fondamentale!) possibilità: diventare partner di una importante compagnia telefonica mobile come Tim. Detta così sembra una banalità, ma se ripenso a tutti i meeting in giro per l’Italia, le dimostrazioni e simulazioni fatte nelle tante agenzie … siamo stati davvero bravi! Oggi siamo fornitori certificati Telecom e questo per noi è stato davvero un importante traguardo.
Nel tempo, la partnership con Telecom ci ha permesso anche di entrare in aziende in cui di norma è difficile accedere, aprendoci così le porte su altri mercati, come quello della localizzazione satellitare, grazie a cui oggi realizziamo il 70% del nostro fatturato.

Insomma, di strada ne avete fatta davvero tanta…
È bello poter raccontare oggi la storia di MAC&NIL, perché siamo davvero partiti dal nulla. Nel 2001 eravamo io e Nicola, poi si è aggiunta una segretaria, poi un agente e poi siamo cresciuti fino alle 46 unità attuali. Non nascondo che ci sono stati diversi momenti di difficoltà, ma la nostra filosofia di vita è la positività; crediamo che soprattutto dalle esperienze “poco positive” vada preso il meglio per poter ripartire alla grande con un insegnamento in più. L’unico aspetto di questa storia che non mi piace è aver perso la sfida con Nicola…

Tra i progetti che avete ideato e realizzato, di quali si sente particolarmente orgogliosa?
Pur essendo la localizzazione satellitare l’ambito principale in cui operiamo attualmente, io sono particolarmente affezionata al progetto SMS-Service: mi sento un po’ madre del progetto, soprattutto perché è grazie alla messaggistica che oggi siamo arrivati così in alto.

Lo scorso ottobre siete stati allo SMAU di Milano: per presentare quali novità?
Abbiamo presentato un’importante novità del progetto Remote Angel. Novità alla quale, in realtà, stiamo ancora lavorando, anche se siamo già alla fase di test definitivo del sistema: si chiama “Remote Angel Plus” ed è un sistema di localizzazione che prevede una serie di interfacce ad altri device senza dover utilizzare alcun cavo, ma tutto in modalità wireless. Per monitorare la temperatura di un vano frigo, per esempio, basta posizionare nella cella uno scatolino grande quanto un telecomando e potrò monitorare in tempo reale la temperatura della cella lungo tutto il percorso fatto dal mezzo. E così anche per altri parametri, quali il livello del carburante, per esempio.
Altra funzionalità importante che abbiamo presentato all’ultimo SMAU è la scatola nera, di cui si sta parlando tantissimo in questi giorni nei telegiornali. Il nostro servizio offre la possibilità di monitorare istante per istante gli spostamenti del mezzo, la velocità raggiunta dallo stesso e le soste effettuate. Il tutto sempre con la medesima logica: installiamo sul mezzo un device che trasferisce al server centrale i dati, i quali saranno consultabili 365 giorni all’anno sul portale web Remoteangel.

Siete molto fieri della vostra etichetta “made in South Italy”. Ma la scelta di sviluppare il progetto MAC&NIL in Puglia vi ha mai creato delle difficoltà particolari?
Sicuramente è stata una scelta difficile quella di rimanere al Sud, ancora di più in un centro piccolo come Gravina in Puglia, che ha solo 35mila abitanti. Noi poi abbiamo voluto esagerare… La nostra sede è proprio nel cuore di Gravina, in pieno centro storico. Una scelta che però, ahimè ,comincia a darci qualche problema, soprattutto in termini di spazio, per cui a breve saremo costretti a trasferirci nella zona industriale.
Le difficoltà, comunque, ci sono state. Prima fra tutte, il fatto di essere lontani dal centro economico del Paese. Questo ci ha costretti e ci costringe tutt’ora, a continui spostamenti per fiere, convegni, incontri in aziende.

Secondo lei, che cosa deve cambiare nel Mezzogiorno perché storie di successo come la vostra non siano più “casi che fanno notizia”, ma la normalità?
In realtà, oggi qualcosa sta cambiando qui nel Sud, non siamo gli unici, anche se siamo in pochi. La cosa importante però è continuare a dare il buon esempio affinché altri giovani abbiano il coraggio di sfidare se stessi, proprio come abbiamo fatto noi. Ingrediente fondamentale per riuscirci è l’atteggiamento positivo, l’entusiasmo e la fiducia in noi stessi.

Cerchiamo ora di comprendere meglio il suo ruolo di Direttore Tecnico. Quali responsabilità e mansioni le competono all’interno dell’azienda?
Oggi sono alla Direzione di un gruppo di circa dieci risorse tra ingegneri e informatici. Il mio ruolo, all’interno del comparto tecnico, è prima di tutto di coordinamento. Operativamente, quando c’è un progetto da realizzare, viene fatta prima un’analisi e un progetto vero e proprio su carta, ed in questa fase sono coinvolta anch’io. Fino a qualche anno fa lo facevo da sola, adesso ho istruito i miei collaboratori diretti (che sono un paio sui dieci che coordino). Nell’analisi finale del progetto, invece, è mio compito assegnare i compiti e i tempi in base alle attività sui quali ciascuno è già impegnato. Settimanalmente faccio riunioni con tutto il gruppo per verificare lo stato dei lavori.

Come divide il suo tempo tra laboratorio e lavoro più strettamente “manageriale”?
Purtroppo le attività di laboratorio le seguo non in maniera diretta, nonostante sia sempre in contatto con i miei collaboratori per aggiornamenti sui vari prototipi. Per ottenere risultati da tutti è fondamentale mantenere unito il gruppo: questo vale in ogni lavoro di team. Pertanto un ingrediente importante delle nostre riunioni aziendali è l’entusiasmo.

Di cosa si “nutre”, nel quotidiano, la professionalità di un Direttore Tecnico? Lei che strumenti di aggiornamento utilizza per migliorarsi?
In azienda abbiamo diversi abbonamenti a riviste specializzate nel nostro settore, e oggi, grazie a Internet, non è difficile tenersi aggiornati. Direi, però, che la vera linfa vitale della formazione e della crescita professionale sono i clienti: ogni giorno ci confrontiamo con le loro esigenze – molto specifiche e da contestualizzare in settori completamente diversi – che ti costringono a documentarti e a imparare sempre cose nuove. È proprio questo il bello della nostra attività.
La parte più difficile del mio lavoro, però, è la gestione delle risorse umane, per la quale è difficile trovare un decalogo di orientamento, visto che ogni persona è diversa dall’altra….
In ogni caso, penso che la storia ci possa insegnare molto e credo che dobbiamo imparare da chi prima di noi ha realizzato i suoi obiettivi. Per questo mi piace leggere storie del management di grandi aziende come Apple, Google, Facebook… Leggendo questi libri mi è capitato spesso di trovare l’illuminazione, la soluzione per uscire da alcune situazioni problematiche in cui io stessa mi ero imbattuta e da cui non sapevo come uscire.

Nel suo lavoro le competenze tecniche sono sicuramente fondamentali. Ma da quali doti e qualità personali devono essere accompagnate? A proposito, lei che idea ha di sé come capo?
Non mi è mai piaciuto il termine “capo” ed io non mi definisco tale… e spero che la pensino così anche i miei collaboratori. A me piace (e cerco di farlo sempre) instaurare un rapporto di rispetto sincero e leale con i miei collaboratori. Quando c’è da ammonirli, cerco di farlo nella maniera meno aggressiva (anche perché caratterialmente l’aggressività non mi si addice), provo a farli ragionare, in modo che individuino da loro gli errori commessi. E quando c’è da encomiarli, lo faccio sentire perché ho imparato dai grandi (Apple, Google e così via) che è importante per un collaboratore un applauso. Dai risultati che ho ottenuto in tutti questi anni, dal rispetto che vedo nei miei confronti, credo di essere un buon responsabile. Se avessi fatto il “capo” dubito fortemente che sarei riuscita a raggiungere i medesimi obiettivi.

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